Lo sapevi che a Parco delle Stagioni senza la Befana sarebbero cavoli amari?
Antichissime tradizioni invernali legano la streghetta volante, saggia e giusta, a riti per la fertilità della terra: avvenivano durante le 12 notti dopo il solstizio d’inverno quando, dice la leggenda, spiriti femminili come dee e ninfe volavano sui campi benedicendo i raccolti. La Befana celebra, in altre parole, il passaggio dall’inverno alla primavera.
Si dice, grazie al cielo, che questa notte sia passata anche da queste parti, propiziando una buona stagione per i nostri noccioli: dopo alcuni anni a dimora promettono di farci assaggiare i loro frutti, con il prossimo raccolto alla fine dell’estate! Chissà che la Befana abbia messo una buona parola anche per le gocce d’oro, i melograni, i kiwi, le mele cotogne, e per tutti gli ortaggi che arriveranno: ormai è risaputo che gli ospiti del bistrot di Parco delle Stagioni si aspettano piatti con materie prime a chilometro zero. Per tutte le ragioni del mondo contiamo di rispettare queste aspettative!


È stata una notte davvero importante, insomma.
Pare che la Befana si sia portata appresso anche un altro messaggio. Questo lo ha preso in prestito da un altro saggio, un certo Gianni Rodari… Dice che alcuni messaggi non passano mai di moda e che anzi, in alcuni momenti della storia, hanno significati ancora più forti, se letti e digeriti come si deve. Lo affida a noi, perché anche qui le stagioni non mancano. Dettano il passo.
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
Pare proprio che dipenda tutto da noi. Ecco cosa la Befana voleva ricordarci questa notte. La svolta iniziamola da qui, rispettando noi stessi e chi abbiamo accanto, senza giudizi per il gusto di giudicare e senza demoralizzarci perché tutto va male. Buoni, piccoli gesti ripetuti, per tenerci stretti tra di noi.